Esenin poche ore dopo morte
il manoscritto di
"Arrivederci, amico mio, arrivederci"


L' ultimo giorno di Sergej A. Esenin

Сергей Есенин

La mattina di lunedì 28 dicembre 1925, intorno alle undici, Elizaveta Ustinova, moglie di Georges Ustinov un vecchio amico di Esenin, che alloggiava nella stanza n.130 dell'Hotel Angleterre in Ulica Bol'šaja Morskaja n. 39 a Leningrado, bussò  prima debolmente poi con insistenza sulla porta della camera n.5:

«Andai a chiamare  Esenin  per la colazione.  Bussai a lungo, poi arrivò anche  Vol'f Erlich (amico di Esenin  sul quale però gravano oggi alcuni sospetti di complicità nel probabile omicidio del poeta), e continuammo a bussare entrambi. Alla fine chiesi ad un inserviente di aprire la porta con il pass-partout. Cosa che fece e se ne andò. Entrammo nella stanza. Il letto era intatto. Io mi avvicinai al divanetto, vuoto. Al sofà vuoto anch'esso. Alzo gli occhi e vedo Sergej penzolare accanto alla finestra».

Poco dopo arrivò la polizia per i rilievi di rito, con tutta probabilità il corpo, dopo una prima ricognizione, venne posto sul pavimento. Infatti, secondo la testimonianza del poeta  Vsevolod Roždestvenskij, quando egli entrò nella stanza, il poeta giaceva a terra:  «Subito davanti alla porta leggermente di traverso, era disteso un corpo convulsamente allungato. La mano destra era un po’ sollevata e irrigidita in una posizione innaturale. Il viso enfiato era spaventoso, non c’era più nulla in esso che ricordasse il Sergej di prima. Solo i suoi noti capelli, color paglia  scendevano di traverso  come al solito sulla fronte. Indossava  pantaloni ben stirati e alla moda  … Mi colpirono profondamente le sue scarpe di vernice sottili e appuntite…  accanto ad un tavolino rotondo con una caraffa d’acqua, sedeva una guardia e che con un mozzicone di matita, stilava il suo rapporto. Si rallegrò del nostro arrivo e ci fece subito firmare come testimoni».

E a questo punto già si possono fare alcune riflessioni; la testimonianza di Roždestvenskij, sembra assolutamente attendibile in quanto la foto del corpo esanime di Esenin e l’estratto del rapporto della polizia qui sotto riportato concordano in molti punti. Ciò che si coglie comunque è che il corpo fu prima disteso a terra, esaminato e successivamente posto sul letto o sul sofà per la/le fotografie. Osservando l’unica in mio possesso, si nota  che la mano in posizione innaturale  non è stata stesa lungo il fianco, che la manica della camicia è stata volutamente(?) lasciata alzata per mostrare le varie escoriazioni.

Per quale ragione spostare il corpo da terra sul letto o sul sofà? Per la semplice foto?

Estratto dal verbale di polizia: «... arrivando sul posto ho scoperto un uomo appeso a un tubo del riscaldamento centrale  ed era nella seguente condizione: il suo collo non è stato giudicato stretto in un laccio, ma soltanto dalla parte  destra del collo, il suo viso rivolto verso il tubo e la mano destra  stringeva il tubo. Il corpo  stava appeso  appena sotto il soffitto ed i piedi erano  a  circa  un metro  e mezzo  dal pavimento.Vicino al luogo dove l’uomo era appeso c’era un comodino rovesciato e il candelabro che era sopra caduto a terra. Quando il corpo è stato staccato dalla corda  è stato esaminato, un taglio è stato trovato sul braccio  destro sopra il gomito, c’erano  graffiature sul polso sinistro e una contusione sotto l'occhio sinistro. Era vestito in pantaloni grigi, camicia bianca e scarpe di vernice nera».

Il verbale non dice però che sul viso di Esenin  oltre alla ferita sotto l’occhio sinistro (si vede chiaramente nella foto) all’altezza dello zigomo ve  ne era un’altra all’attaccatura del naso leggermente a destra.

La posizione innaturale della mano, probabilmente  perché era quella che stringeva il tubo del  riscaldamento.

Altra precisazione: Roždestvenskij  ricorda come  destra la mano in posizione innaturale, mentre il rapporto di polizia parla di graffiature sul braccio destro, graffiature sul polso sinistro una contusione sull’occhio sinistro e osservando la foto  la mano contratta è dalla stessa parte della contusione, quindi la sinistra e non la destra.

Una spiegazione che risponde a  questa domanda e che avvalora ancor più la testimonianza di Roždestvenskij, è che la foto del suo corpo sia capovolta orizzontalmente. però non giustifica la contusione sull’occhio destro a meno che su entrambi gli occhi ci fossero ferite, come invece sembra effettivamente.

Ma la cosa più importante è  che lo stesso rapporto della polizia, (creando così dubbi sulla tesi suicidaria)  indica che il cappio fatto con  la cintura della valigia non fu giudicato stretto sul collo se non dalla parte destra. Era tale comunque da provocare la morte per soffocamento come rilevato dalla successiva autopsia eseguita il 29 dicembre presso l’ospedale Nečaev?

Georges Ustinov afferma che l’autopsia,  parlava di rottura della spina dorsale con conseguente immediato decesso. Il referto originale è scomparso. Il cappio era intorno al collo di Esenin come  una  sciarpa, in questo modo solo sollevandosi un po’ con la mano appesa al tubo del riscaldamento, Esenin avrebbe potuto  agevolmente e immediatamente  liberarsi. Questo naturalmente in stato di sobrietà, ma se fosse stato ubriaco? Anche lo fosse stato, con ogni probabilità la morte sarebbe giunta lentamente (8-13 minuti) per soffocamento e non, se fossero confermate le parole di Ustinov, per rottura “istantanea” della spina dorsale, a meno che una notevole forza lo avesse  spinto verso il basso, in altre parole una caduta da una discreta altezza o fosse stato tirato per le gambe da più persone e  ciò spiegherebbe inoltre la mano disperatamente avvinghiata al tubo del riscaldamento Ma se fosse stato talmente sbronzo come avrebbe potuto fissare la cintura al tubo del riscaldamento, salire sopra uno sgabello? Molti suppongono  che la mano destra avvinghiata al tubo sia stato un segnale di ripensamento, lo è stato davvero? Oppure è stato l’ultimo tentativo di opporsi al suo assassinio?

Quali le ragioni che avrebbero indotto all’omicidio e quali al suicidio? Si esamineranno più avanti.

Sempre nell’autopsia si fa riferimento  ad un’emorragia  di sangue dovuta ai tagli delle vene dei polsi che potevano aver contribuito alla perdita dei sensi.

Il rapporto della polizia dice testualmente che la cinghia era stretta dalla parte destra. E con tutta probabilità era proprio destra la mano che teneva stretto il tubo ( Esenin era destrorso). Il  movimento naturale di buttarsi all’indietro la sciarpa, normalmente per chi è destro è quello che  fa sovrapporre sulla spalla sinistra la sciarpa, anche nel caso in cui il lembo davanti sia teso verso l’alto come in questo caso.

Ecco la dinamica dei fatti in rapida successione, secondo la tesi del suicidio:

L’ultimo degli amici a vederlo vivo fu  Erlich (sempre lui), così  scrive nelle sue memorie,  con tutta probabilità intorno alle 20.45- 21.00.  Tra le 21 e le 22 Esenin sale nella propria camera. Gli accordi con Ustinov erano quelli di rivedersi, ma verso le dieci di sera Esenin  scende  alla Conciergerie e chiede al  portiere di turno   di non far salire nessuno in camera. Per quale ragione Esenin  esce dalla camera , scende al piano terra e chiede al portiere di non far salire nessuno?  In quell’ora dalle nove alle dieci di sera prende la decisone di suicidarsi? Per essere sicuro di non essere disturbato nel suo intento? Non è credibile se si prende per autentica la sua poesia di commiato del giorno prima. La decisione l’aveva già presa. Oppure qualcuno/a era già salito nella sua camera?  O resta  a meditare sette ore se suicidarsi o meno? Alle cinque/sei del mattino, mette in atto il suo proposito:

“Toglie la cinghia della valigia che è sopra una sedia, sale sul comodino, i tubi del riscaldamento esterni corrono più o meno nell’angolo tra la finestra e le pareti facendo poi un gomito a novanta gradi  una decina di centimetri sotto il soffitto,  fissa un capo della cinghia al tubo del riscaldamento, l’altro lo butta all’indietro (con la mano destra), in questo modo la cinghia stringerà la parte centrale della gola e molto più la parte destra del collo. Con i piedi, fa cadere il comodino e un candelabro che verrà trovato a terra. Ma ha un ripensamento. Afferra  il tubo con la mano destra, cerca di sollevarsi, e liberarsi  però  è troppo debole anche per il sangue sgorgato dalle ferite ai polsi e al braccio. L’agonia durerà, almeno così sembra,  otto lunghissimi e terribili minuti”.

Quindi riassumendo Esenin è morto impiccato da un cappio giudicato stretto dalla parte destra del collo, per soffocamento o per rottura “ istantanea” della spina dorsale, tenendo una mano avvinghiata al tubo del riscaldamento, e perdendo i sensi per un’emorragia. ( ipotesi molto improbabile).

I medici giudicarono dal sangue fermo sulle ginocchia che Esenin era rimasto appeso per circa sei, sette ore.
Quindi se la Ustivova lo scopre intorno alle undici, supponendo che la polizia giunge  una ventina di minuti più tardi, che dopo almeno una mezz’ora il corpo viene deposto a terra, l’ora della morte potrebbe essere stata tra le cinque e le sei del mattino o addirittura più tardi.

L’ipotesi dell’omicidio ha molte variabili possibili, anche quella della premeditazione, ovvero che la sorte di Esenin era stata decisa da tempo, poco credibile dal momento che Esenin, cinque giorni prima, aveva sollecitato il suo editore a inviargli le bozze del libro. Ma si può supporre inoltre che forse l’omicidio non fosse  stato premeditato e che fu un : ”incidente di percorso”.

Dopo le 22 Esenin viene prelevato e  portato in un luogo poco lontano dall’Angleterre per avere un dura lezione. A farlo alcuni agenti del Gpu  (qualcuno sostiene fossero poeti venuti da Odessa) coordinati da Jakov Bljumkin (del quale si accennerà più avanti) al soldo di Trockij. L’intenzione, con tutta probabilità, non era quella di ucciderlo. Venne picchiato, (molte escoriazioni e contusioni si riscontreranno sul viso e sulle braccia e probabilmente sul tronco) ma la reazione di Esenin deve essere stata oltremodo violenta e inaspettata. Quindi viene tramortito e riportato  a spalle nella sua camera d’albergo (cosa abbastanza normale dal momento che era quasi sempre ubriaco fradicio).

Lì viene presa la decisione di sopprimerlo simulando un suicidio; sebbene quasi incosciente Esenin tenta con la forza della disperazione di opporsi alla morte e tenta di sollevarsi afferrando con la mano destra il tubo del riscaldamento, ma i suoi assassini lo tirano per le gambe verso il basso, fino a provocargli la rottura della spina dorsale. Oppure strangolato da un sicario e poi appeso. Può anche essere che grazie alla mediazione di persone vicine a lui, come Erlich o Ustinov, Esenin abbia avuto un  incontro nella sua stanza con agenti della Gpu e con Bljumkin e che successivamente, al diniego di Esenin di “mettersi in riga” sia stato soppresso.

Perché  metterlo in riga? Molte le ragioni.

L’invidia di numerosi colleghi per i contratti di edizione succulenti, quando quasi per tutti già procurarsi il cibo per mangiare era una vittoria. Il suo,  mai provato antisemitismo, (voce sparsa per privarlo della benevolenza di Trockij) ma soprattutto l’aver manifestato la sua rabbia per il fallimento  degli ideali della rivoluzione, per quanto riguardava la popolazione contadina di cui si sentiva parte tradita e delusa. Era indubbiamente un uomo  scomodo in un posizione scomoda.

Grazie  alla “formidabile” memoria di Elizaveta Ustinova:

«Il 27 incontrai Esenin per le scale, senza colletto né cravatta, con in mano la spugna e il sapone. Mi venne incontro un po’ contrariato, dicendo che il bagno stava per esplodere: lo scaldabagno era arroventato e sembrava che al suo interno non ci fosse acqua…Mi fece vedere il braccio sinistro, sul polso si vedevano tre tagli, non molto profondi. Andai nella sua stanza.

Sergej prese a lamentarsi che in quell’albergo “pidocchioso”  non c’era neppure l’inchiostro, e che quella mattina era stato costretto a scrivere con il proprio sangue.  In quell’istante entrò Erlich.»

Ma Erlich fornisce un’altra versione:

«Ora siamo in piedi accanto alla  scrivania Esenin, Ustinov ed io. Ci facemmo la barba l’un l’altro, a turno…. Ad un tratto Sergej dice:

Ah, zia Liza (soprannome della Ustinova), senti: è un vero scandalo. Ti pare che non ci sia  inchiostro nelle camere? Ti rendi conto? Volevo scrivere una poesia, e non  vedo l’inchiostro. Cerca, cerca, non sono  riuscito a trovarlo. Guarda  che cosa ho fatto!

Si rimboccò la manica e ci mostrò il polso: c’era un taglio. Mandammo un grido… Esenin si china sullo scrittoio, strappa un foglio dal notes mostrandomelo da lontano: è un poesia. La piega in quattro e me la infila nella tasca della giacca dicendo: per te! La Ustinova vorrebbe  subito leggerla. No aspetta! Interrompe Esenin, se la leggerà dopo, da solo».

Da qualche tempo sulle figure di Erlich e Ustinov sono sorti forti sospetti che in qualche modo e in diversa misura, siano stati coinvolti nell’ancora non del tutto provato assassinio di Esenin.Sta di fatto che questi due personaggi sono coloro, in particolare Erlich, che hanno avuto a che fare con la ben nota poesia di “commiato”e che ha la valenza di confermare il suicidio del poeta. Su questa poesia si è tanto discusso, il suo contenuto è uno struggente commiato dal mondo e da un amico (alcuni sostengono che “l’amico” sia  Anatolij Mariengof, con il quale Esenin ebbe, secondo sempre gli stessi alcuni,  rapporti che andarono oltre all’amicizia). Leggendo il ricordo di Erlich, la poesia sembrerebbe al contrario diretta a lui, dato che Esenin gliela consegnò dicendogli: «Per te».

Una nota che Eridano Balzarelli scrive nell’edizione della Bur, Giugno 2000 di Poesie e Poemetti è quanto mai oculata:

«Questa è dunque la poesia, scritta col sangue, data dal poeta a Erlich e che Erlich  consegnò agli inquirenti un giorno dopo che fu trovato il cadavere di Esenin nella stanza n. 5. Poesia che ha fatto il giro del mondo. Gli studiosi hanno notato che al momento dell’inchiesta sulla morte del poeta non fu fatta nessuna perizia calligrafica. In realtà non si sa neppure a chi sia rivolta (chi è “ l’amico mio”? che può essere anche un’amica, dato che la parola drug vale tanto come “ amico” quanto come “ amica”) Anche questa poesia, che è, tutto sommato, debole, è un altro elemento di incertezza: eppure fu considerata (e viene da molti considerata ancora oggi) una  ”prova certa” che Esenin si uccise. Ma la certezza non c’è in alcun modo».

Nello stesso libro Balzarelli alla fine della traduzione della poesia scrive: “versi attribuiti a Esenin”.

Il dubbio è assolutamente legittimo. Se si doveva sostenere la tesi suicidaria questo scritto rappresentava una sorta di ultimo messaggio, una prova definitiva e schiacciante. Ma giustamente ci si chiede come mai non fu fatta una perizia calligrafica e ancora,  per quale ragione una poesia scritta con il sangue da Esenin le cui condizioni mentali erano assai compromesse, per il quale tutti gli “amici” erano tremendamente preoccupati, come vedremo più avanti, non si sono neppure sognati di leggerla se non subito, almeno dopo poche ore? Erlich e Ustinov sostennero che se ne dimenticarono per la confusione, ma ciò è veramente poco credibile. E ancora, il  quotidiano di Leningrado, il Giornale Rosso, pubblicò il giorno dopo la morte, la poesia datandola  arbitrariamente 27 dicembre.  Il manoscritto restò nascosto per oltre cinque anni, lo rese pubblico un politico e critico letterario George Gorbaciov nel febbraio del 1930. In allegato vi era una nota che diceva:  “da Erlich”. Ma Erlich non lo aveva consegnato alla polizia? Gli venne restituito successivamente o non fu mai consegnato alla polizia?

Se si vuole considerare il complotto, l’unico che sapeva con certezza che Esenin sarebbe giunto a Leningrado era proprio Erlich che aveva ricevuto un telegramma che confermava l’arrivo del poeta dopo il 20 di dicembre e dove gli chiedeva di trovare un alloggio in affitto, cosa che Erlich non trovò o non volle trovare. Inoltre dopo l’arrivo di Esenin a Leningrado, Erlich fu incaricato di incassare una somma considerevole per conto di Esenin, che non era riuscito, a fare  propria a Mosca.  

Sotto l’aspetto critico questa poesia è un po’ debole, come sostiene Balzarelli, non ha la forza delle ultime produzioni eseniniane. Anche se letta nel contesto della drammaticità di quei giorni, è innegabile che susciti forti emozioni. Distaccandosi però quel tanto che consente di contestualizzarla con più  “freddezza” ci si chiede: avrebbe più  senso se questa poesia di commiato fosse stata scritta poche ore prima della morte e non il giorno prima, e per giunta consegnata brevi mano? Dal momento che non è possibile eseguire un confronto calligrafico, nascono ulteriori domande ed osservazioni.

1- era veramente di Esenin quella poesia? E se sì per quale ragione il poeta gliela consegnò personalmente, chiedendo di leggerla “dopo”?
2- venne consegnata a Erlich proprio quella poesia oppure un’altra?
3- potrebbe essere stata sostituita all’insaputa di Erlich o addirittura con la sua complicità?
4- le testimonianze di Erlich e della Ustinova non coincidono nel momento in cui Esenin dice di aver scritto una poesia con il proprio sangue e non solo: la Ustinova parla di tre graffiature sul braccio sinistro ed Erlich di un taglio sul polso, comunque mostrati da Esenin stesso.
5- Considerato il carattere di Esenin, per quale ragione rincontrando Erlich nel tardo pomeriggio del 27 dicembre,  Esenin non gli chiese se aveva letto la poesia consegnata la mattina? Se ne era dimenticato forse? Oppure, dal momento che Erlich dice di aver visto da lontano il foglietto, e riconosciuto la struttura in versi poteva anche  non essere una poesia, ma qualcosa altro, magari una disposizione  o un favore personale che Esenin non voleva  far sapere agli altri presenti? Bisogna ricordare che Erlich doveva ritirare una somma di settecentocinquanta rubli (c’è chi sostiene seicentoquaranta ) per conto di Esenin e vi erano stati dei disguidi che avevano rallentato la procedura di incasso e necessitava una delega a favore di Erlich firmata da Esenin
6 - Dal momento che nessuno ha letto la poesia subito dopo la consegna, potrebbe essere che Esenin abbia in effetti scritto dei versi con il proprio sangue, ma che il foglietto strappato dal notes e consegnato ad Erlich non fosse appunto una o quella  poesia, ma un’altra cosa?
7- La poesia è firmata C.E. le iniziali di Сергей Есенин, e non per esteso, e ci si chiede: se come sostiene Erlich, la poesia fu strappata da un notes piegata in quattro e messa nella tasca della sua giacca dicendo che era per lui; per quale ragione, doveva essere anche firmata, seppur con le iniziali?  O è stata  firmata con le iniziali perché troppo difficile imitare la firma estesa, e c’era bisogno comunque di dimostrare che era di mano di Esenin?

Tutto lascia supporre che quella poesia, vera o non vera,  possa essere stata usata per avvalorare il suicidio. Si tenga presente che all’Hotel Angleterre, come in tutti i grandi alberghi russi, in quel periodo, dimoravano molti agenti della polizia segreta e  avevano grande possibilità di movimento.

Sia Erlich che Ustinov e la moglie Elizabeta sono coloro che più stettero a stretto contatto con Esenin negli ultimissimi giorni. Una ricerca fatta dallo studioso Victor Ivanovich, ha scoperto che né Esenin né gli Ustinov erano registrati all’hotel Angleterre, e se per Esenin la cosa poteva anche essere lecita, vista la sua notorietà, non si può dire la stessa cosa per i coniugi Ustinov.

Inoltre, sembra che in quei giorni di fine  dicembre all’Angleterre, era stato notato un losco figuro,  Jakov Bljumkin, probabile agente della GPU poi divenuta  nel 1923 OGPU Obedinennoye Gosudarstvennoye Politicheskoye Upravlenie (fu  segretario e anche guardia del corpo di Lev Trockij e esecutore materiale di omicidi a sfondo politico), il quale nel 1924 a Bacu aveva avuto con Esenin un diverbio tale che l’agente gli aveva puntato la pistola contro, ma anche la stessa persona che alla fine di ottobre del 1920 lo aveva fatto liberare dalla Cĕka che lo aveva arrestato e imprigionato cinque giorni  prima.

                                                                                                                                            
Massimo Rossi

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